• Michel de Montaigne, Apologie de Raimond Sebonde

    Fatemi capire con la forza della ragione su che cosa l'uomo ha fondato i grandi privilegi che egli crede di avere a differenza di ogni altra creatura. Chi gli ha fatto credere che questo mirabile movimento della volta celeste, la luce eterna degli astri che volgono sopra la sua testa, che il prodigioso e temibile moto di questo oceano infinito siano stati stabiliti e continueranno ad esistere nei tempi solamente al suo servizio e per il suo comodo?

Meditazioni benedettine IV

Affascinato dal viaggio nel tempo, questo bizzarro animale curioso, che è l’uomo, ne inventa di cose: che voglia farsi padrone dei giorni e sostituirsi ad Apollo, per prendere il suo posto a guida dell’auriga?

Se guardasse meglio lo stato di cose, che circonda il suo sguardo, si accorgerebbe che viaggia già nel tempo: i suoi organi fisici sono forgiati nella fucina dei secoli; il suo linguaggio è la lingua che fu parlata innumerabili tempi addietro; la sua cultura, la sua religione, la sua “ragione” e i suoi valori sono libri in cui la polvere delle cose si è stratificata e se si guardasse allo specchio vedrebbe in un solo istante il tempo che è stato, quello che è e, dopotutto, quello che sarà.

Esiste un luogo, un mondo possibile, in cui il passato ri-esiste? Verso dove vanno i pensieri che abbiamo patito, le esperienze che abbiamo vissuto, con tutto quel carico di ansia e preoccupazione? C’è un luogo in cui tutto continua ad essere?

E’ nell’uomo che il tempo dimora: nella coscienza umana il tempo si specchia.

[...]
Che trama è questa
del sarà, del sé, del fu?
Che fine è questo
per il quale corre il Gange?
Che fiume è questo la cui fonte è inconcepibile?
Che fiume è questo
che trascina mitologie e spade?
E inutile che dorma. Il fiume scorre
Nel sonno, nel deserto, in una grotta.
Il fiume mi rapisce, io sono il fiume.
Fatto fui di labile materia, di misterioso tempo.
Forse è in me la sorgente.
Forse dalla mia ombra
fatali e illusori, sorgono i giorni.

Borges, Eraclito

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Atto e coito annesso

Riflettendo su Emil Cioran, Il funesto demiurgo, Adelphi 1986

Il generare è più una questione metafisica che fisica. Un atto – ginnico, con annessi grugniti – che abbiamo appreso dal Creatore. Gli umani disponiamo, per natura, di organi furbescamente battezzati “apparati riproduttivi” e crediamo che sia “natura” metterli in moto per generare, per continuare l’impresa che porta il nome divino e aggiungere qualcosa alla sua creazione. È l’impronta divina a spingerci a procreare: coppie di individui che perpetuano la specie, non nell’appetito di vivere ma nel gusto della discendenza – si ri-vive non in un altro mondo ma nella memoria. E quale dio poteva creare? Di certo non un dio buono, eterno e onnipotente, giacché la natura dei suoi stessi attributi esclude ogni atto, ma un demiurgo cattivo, funesto e creativo. E l’inganno del creatore sta nel duplice fatto che, sebbene il mondo non sia stato creato nella gioia, si genera nel piacere: “La sua funzione [del piacere] consiste nel dare il cambio, nel farci dimenticare che la creazione reca in sé, fino nei minimi particolari, il segno della tristezza iniziale da cui è scaturita” (p.21); e che è perfino troppo facile generare, pensando alle sue irrimediabili conseguenze: “Del resto perché [l'evoluzione] avrebbe dovuto darsi da fare se quella in corso funziona pienamente e conviene a tutti?” (p.21).

Il timore di vedere estinguersi l’umanità non ha nessun fondamento: qualunque cosa accada, ci saranno dovunque degli scimuniti che chiederanno solo di perpetuarsi; e se perfino loro finissero col sottrarvisi, si troverà sempre qualche coppia nauseabonda che si presta a farlo (p.19)

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Curiosità (da wikipedia): Il Bogomilismo fu una setta eretica cristiana, sorta nel X secolo come derivazione dalla setta affine dei pauliciani che si erano trasferiti nella Tracia e successivamente in Bulgaria. Successivamente si sviluppò nel XIII secolo anche in Serbia e Bosnia. Il bogomilismo rappresentò uno sviluppo del dualismo orientale, che riteneva che la realtà fosse retta da due principi bene e male ed influenzò la nascita e lo sviluppo del movimento dei catari.

La profonda ostilità per le dottrine e le pratiche dell’ortodossia bizantina è evidenziata dal netto rifiuto alla liturgia ortodossa: all’insieme delle preghiere e dei salmi veniva sostituita la semplice recitazione del Padre Nostro, considerata l’arma più potente contro Satana, ripetuto quattro volte di giorno e quattro di notte; la liturgia battesimale era rimpiazzata dalla sola imposizione delle mani.

Era vietato ogni tipo di contatto con la carne: il matrimonio e la procreazione erano rifiutati dagli adepti all’eresia perché attraverso il coito si perpetrava il mondo materiale di Satana. La loro ripugnanza era tanto forte che avevano l’abitudine di sputare e tapparsi il naso ogni volta che incrociavano un bambino in età da battesimo.

I fedeli non potevano inoltre mangiare animali, anch’essi frutto del coito, e digiunavano nei giorni di lunedì, mercoledì e venerdì.

Anche bere vino era vietato: la distribuzione di vino da parte del Cristo alle nozze di Cana era considerata una mistificazione e come tale era ignorata.

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Sputare come i bogomili forse è troppo, ma pensare l’atto non è mai  abbastanza.

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Stiamo arrivando anche a questo…

Intercettazioni, interviene l’Onu
“Legge da abolire o modificare

Le Nazioni Unite chiedono al governo di intervenire sul ddl perché “può minare il diritto alla libertà di espressione” e annunciano missione nel 2011 per verificare situazione. Frattini: “Sconcertato e sorpreso”

Intercettazioni, interviene l'Onu "Legge da abolire o  modificare"

GINEVRA – Anche l’Onu boccia la legge-bavaglio: non solo chiede al governo di “sopprimere o rivedere” il discusso ddl intercettazioni, ma annuncia una missione in Italia, nel 2011, per esaminare la situazione della libertà di stampa e il diritto alla libertà di espressione. A lanciare l’allarme è il relatore speciale sulla libertà di espressione delle Nazioni Unite, Frank La Rue, che in un comunicato chiede al governo italiano di “abolire o modificare” il disegno di legge sulle intercettazioni perché “se adottato nella sua forma attuale può minare il godimento del diritto alla libertà di espressione in Italia”.

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“La libertà di stampa non è un diritto assoluto”

Non credo d’essere capace di muovere serie obiezioni a tutti coloro che, in un modo o nell’altro, sostengono la politica d’azione del governo italiano.
Per tutti coloro che preferiscono uno stato che tende sempre più ad essere totalitario – giacché è questo che fa minacciando seriamente la libertà di stampa, togliendo fondi alla ricerca universitaria, tacciando puntualmente l’opposizione ideologica, oltre che politica, mascherandosi dietro falsi valori tradizionali e nella presunzione di ridurre l’identità dello stato moderno (divisione dei poteri in primis) nelle mani di un solo individuo – e che vogliono questo stato, davvero non ho niente da dire.

Da parte mia sostengo che soltanto nel libero esercizio del pensiero riposi l’umano e che uno stato liberale sia il miglior ordinamento della cosa pubblica. Non solo il diritto di non essere d’accordo, ma di poter dire di non essere d’accordo e lasciare che gli altri facciano altrettanto. Eliminare l’università e tacciare la stampa sono decisivi passi per eliminare la nostra capacità di pensare autonomamente da qualsiasi autorità.
E’ un problema serio: vogliono decidere cosa dobbiamo leggere.

Ognuno deve essere libero di pensare ciò che crede sia meglio per sé, ma il momento esige un profondo sguardo sulle cose, che solo una mente allenata, aperta e critica può esercitare. Il resto è solo umanità.

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Meditazioni benedettine III

Niente di più triste di un laureando che non vede l’ora di arrivare al suo agognato obiettivo per non leggere più un libro in vita sua.Forse qualche libro scomparso è caduto nelle mani di uno studente sbagliato. Forse la grande biblioteca di Babele fu incendiata, in una notte d’estasi, da giovani bachelor, che festeggiavano insieme agli amici più stretti.
Del resto, se si è già capito, cosa deve ancora essere letto? E un bachelor non ha letto abbastanza per i suoi 300 punti? Non a caso i dogmatici di ogni epoca hanno bruciato libri: «Non esiste nulla, non deve esistere nulla al di fuori del nostro credo. Solo un libro deve passare alle generazioni, perché non c’è nulla che in esso non sia compreso».
Già…non esiste nulla, di ciò che ha la pretesa di imporsi perenne nei secoli, che meriti di essere appreso.

Che poi – stando a certe logiche – quale asserzione potrebbe essere pronunciata da un dio? Se ogni sua parte non può essere inferiore al suo intero (se è dio), ogni asserzione dovrebbe equivalere al suo intero: dovrebbe essere infinita. Una sola sillaba divina, allora, sarebbe già più dell’universo intero.

Per capire la nostra storia bisogna farsi ad un tempo remoto:
c’era un vecchio con la barba bianca, lui, la sua barba, ed il resto era vuoto.
Voi capirete che in tale frangente quel vecchio solo lassù si annoiava,
si aggiunga a questo che, inspiegabilmente, nessuno aveva la T.V. inventata…

Beh, poco male, pensò il vecchio un giorno, a questo affare ci penserò io:
sembra impossibil, ma in roba del genere, modestia a parte, ci so far da Dio!
“Dixit”, ma poi toccò un filo scoperto, prese la scossa, ci fu un gran boato:
come T.V. non valeva un bel niente, ma l’ Universo era stato creato…

Come son bravo che, a tempo perso, ti ho creato l’Universo!
Non mi sembra per niente male, sono davvero un tipo geniale!
“Zitto, Lucifero, non disturbare, non stare sempre qui a criticare!
Beh sì, lo ammetto, sarà un po’ buio, ma non dir più che non si vede un tubo!”

Francesco Guccini, Opera buffa, La genesi

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