• Michel de Montaigne, Apologie de Raimond Sebonde

    Fatemi capire con la forza della ragione su che cosa l'uomo ha fondato i grandi privilegi che egli crede di avere a differenza di ogni altra creatura. Chi gli ha fatto credere che questo mirabile movimento della volta celeste, la luce eterna degli astri che volgono sopra la sua testa, che il prodigioso e temibile moto di questo oceano infinito siano stati stabiliti e continueranno ad esistere nei tempi solamente al suo servizio e per il suo comodo?

Stiamo arrivando anche a questo…

Intercettazioni, interviene l’Onu
“Legge da abolire o modificare

Le Nazioni Unite chiedono al governo di intervenire sul ddl perché “può minare il diritto alla libertà di espressione” e annunciano missione nel 2011 per verificare situazione. Frattini: “Sconcertato e sorpreso”

Intercettazioni, interviene l'Onu "Legge da abolire o  modificare"

GINEVRA – Anche l’Onu boccia la legge-bavaglio: non solo chiede al governo di “sopprimere o rivedere” il discusso ddl intercettazioni, ma annuncia una missione in Italia, nel 2011, per esaminare la situazione della libertà di stampa e il diritto alla libertà di espressione. A lanciare l’allarme è il relatore speciale sulla libertà di espressione delle Nazioni Unite, Frank La Rue, che in un comunicato chiede al governo italiano di “abolire o modificare” il disegno di legge sulle intercettazioni perché “se adottato nella sua forma attuale può minare il godimento del diritto alla libertà di espressione in Italia”.

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“La libertà di stampa non è un diritto assoluto”

Non credo d’essere capace di muovere serie obiezioni a tutti coloro che, in un modo o nell’altro, sostengono la politica d’azione del governo italiano.
Per tutti coloro che preferiscono uno stato che tende sempre più ad essere totalitario – giacché è questo che fa minacciando seriamente la libertà di stampa, togliendo fondi alla ricerca universitaria, tacciando puntualmente l’opposizione ideologica, oltre che politica, mascherandosi dietro falsi valori tradizionali e nella presunzione di ridurre l’identità dello stato moderno (divisione dei poteri in primis) nelle mani di un solo individuo – e che vogliono questo stato, davvero non ho niente da dire.

Da parte mia sostengo che soltanto nel libero esercizio del pensiero riposi l’umano e che uno stato liberale sia il miglior ordinamento della cosa pubblica. Non solo il diritto di non essere d’accordo, ma di poter dire di non essere d’accordo e lasciare che gli altri facciano altrettanto. Eliminare l’università e tacciare la stampa sono decisivi passi per eliminare la nostra capacità di pensare autonomamente da qualsiasi autorità.
E’ un problema serio: vogliono decidere cosa dobbiamo leggere.

Ognuno deve essere libero di pensare ciò che crede sia meglio per sé, ma il momento esige un profondo sguardo sulle cose, che solo una mente allenata, aperta e critica può esercitare. Il resto è solo umanità.

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Meditazioni benedettine III

Niente di più triste di un laureando che non vede l’ora di arrivare al suo agognato obiettivo per non leggere più un libro in vita sua.Forse qualche libro scomparso è caduto nelle mani di uno studente sbagliato. Forse la grande biblioteca di Babele fu incendiata, in una notte d’estasi, da giovani bachelor, che festeggiavano insieme agli amici più stretti.
Del resto, se si è già capito, cosa deve ancora essere letto? E un bachelor non ha letto abbastanza per i suoi 300 punti? Non a caso i dogmatici di ogni epoca hanno bruciato libri: «Non esiste nulla, non deve esistere nulla al di fuori del nostro credo. Solo un libro deve passare alle generazioni, perché non c’è nulla che in esso non sia compreso».
Già…non esiste nulla, di ciò che ha la pretesa di imporsi perenne nei secoli, che meriti di essere appreso.

Che poi – stando a certe logiche – quale asserzione potrebbe essere pronunciata da un dio? Se ogni sua parte non può essere inferiore al suo intero (se è dio), ogni asserzione dovrebbe equivalere al suo intero: dovrebbe essere infinita. Una sola sillaba divina, allora, sarebbe già più dell’universo intero.

Per capire la nostra storia bisogna farsi ad un tempo remoto:
c’era un vecchio con la barba bianca, lui, la sua barba, ed il resto era vuoto.
Voi capirete che in tale frangente quel vecchio solo lassù si annoiava,
si aggiunga a questo che, inspiegabilmente, nessuno aveva la T.V. inventata…

Beh, poco male, pensò il vecchio un giorno, a questo affare ci penserò io:
sembra impossibil, ma in roba del genere, modestia a parte, ci so far da Dio!
“Dixit”, ma poi toccò un filo scoperto, prese la scossa, ci fu un gran boato:
come T.V. non valeva un bel niente, ma l’ Universo era stato creato…

Come son bravo che, a tempo perso, ti ho creato l’Universo!
Non mi sembra per niente male, sono davvero un tipo geniale!
“Zitto, Lucifero, non disturbare, non stare sempre qui a criticare!
Beh sì, lo ammetto, sarà un po’ buio, ma non dir più che non si vede un tubo!”

Francesco Guccini, Opera buffa, La genesi

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“L’esistenza non è logica” di Francesco Berto

Cosa diciamo quando facciamo affermazioni esistenziali su Uma Thurman, su Vulcano (il pianeta di Le Verrier), su Nettuno, su Napoleone o su Atlantide? E su cosa è impegnata l’espressione “c’è” in frasi come “c’è almeno uno studente in quest’aula”, o “ci sono tanti libri sopra il mio tavolo”? Con L’esistenza non è logica. Dal quadrato rotondo ai mondi impossibili Francesco Berto affronta il problema ontologico costruendo capitolo per capitolo una tenace teoria avversa all’idea che tutto esiste e in favore di una prospettiva di stampo meinonghiano.
Il testo, intelligente e ironico nel pieno stile di Berto, gravita attorno il senso dell’essere e la pubblicazione si aggiunge alle altre edite negli ultimi tempi sull’ontologia nel nostro paese, che pur restando notevolmente in ritardo rispetto il resto del mondo filosofico (avete mai sentito parlare di ontologia applicata? E di mondi impossibili?), sembra cominciare la sua lenta corsa verso tali studi.
Berto è molto chiaro e il suo prologo (Un problema da nulla) è già tutto un programma: obiettivo è far terra bruciata attorno l’idea che dire qualcosa significhi dire la sua esistenza. Secondo il “paradosso del non essere”, infatti, per negare l’esistenza di qualcosa occorre riferirsi a quella cosa (prima premessa), ma se ci si riferisce a qualcosa, quella cosa esiste (seconda premessa), dunque per negare l’esistenza di qualcosa, occorre che quella cosa esista (conclusione). In tal mondo nessun enunciato esistenziale negativo è vero: se fosse vero, infatti, non esisterebbe ciò di cui si sta affermando la non esistenza e dato che tale affermazione non avrebbe alcun riferimento, sarebbe priva di senso. Da ciò segue la celebre tesi che “Tutto è”, in temi antichi attribuita al venerando Parmenide e in tempi più recenti ai filosofi della “received view” (Frege, Russell, Quine, Searle …). Eppure non necessariamente le cose stanno in questi termini: per dirla con Nathan Salmon, avere proprietà è metafisicamente inevitabile – più della morte e delle tasse. La possibilità di riferirsi a cose che non esistono, la famosa tesi del filosofo austriaco Alexius Meinong (il personaggio del libro), diventa piuttosto concreta. Gandalf è un vecchio stregone dalla lunga barba, Babbo Natale è buono e Sancho Panza è il fedele scudiero del valoroso eroe della Mancha, don Chisciotte. E questo perché essere un oggetto non ha niente a che fare né con l’esistenza , né con il pregiudizio a favore dell’esistente, che vuole la cosa esista affinché sia possibile il darsi del significato.
L’esistenza non è – come vorrebbe Quine sulle orme di Russell – ciò che un quantificatore logico è capace di catturare in enunciati del tipo: “Esiste una x tale che x pegasizza”, “Non esiste alcuna x tale che x sia un quadrato e x sia un cerchio”; e ciò significa per Berto che non è logica, ossia non può essere determinato cosa esiste in relazione a quantificatori logici. Cosa significa allora che “Pegaso non esiste”, mentre io sto qui a digitare tasti? Il problema non è così semplice e Berto assume l’idea di un principio di causalità (si potrebbe dire) “ingenuo”: esistere significa essere dotati di poteri causali (Alexander). Non si tratta di una definizione, né di una condizione necessaria e sufficiente ma di quel principio comune per il quale sarebbe possibile prendere una pizza con Uma Thurman ma non con Gandalf, giocare a scacchi con Giorgio Napolitano ma non con George Washington, semplicemente perché né Gandalf, né Washington attualmente esistono. Sono? Di certo non esistono e bisogna intendersi sul loro senso d’essere. E se non tutti gli oggetti esistono, non tutte le proprietà sono “existence entailing”, portatrici di esistenza: se Giorgio Napolitano pensa Berlusconi, non necessariamente Berlusconi esiste, ma se Berlusconi calcia Giorgio Napolitano, necessariamente Napolitano esiste, altrimenti non potrebbe essere calciato.

Continua…

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Qualcuno ha sparato

Qualcuno ha sparato. E in una piazza, sede della nostra Facoltà, una studentessa è stata accidentalmente colpita. Per molti niente è accaduto: molti studiavano, si sono svolti regolarmente esami e sedute di lauree. Solo dopo qualche oretta tutti hanno saputo del fatto accaduto alla nostra collega.

Gli alti concetti metafisici dei nostri studi, le lunghe chiacchierate, all’ombra dei grandi alberi dell’ex-Monastero benedettino, sulla politica, la vita sociale; sulle nostre prospettive future, le nostre speranze: tutto si è fermato con alcuni, incredibili, botti d’arma da fuoco.

E ora non sappiamo cosa fare, cosa pensare. Se andare via, o restare.

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